LA VITA ETERNA È NOIOSA? NOTE SUL RAPPORTO TRA TEMPO E TEOLOGIA

Marco Tibaldi[1]

Abstract

Se il tempo di Dio è concepito come completamente estraneo al tempo degli uomini, la vita eterna inevitabilmente viene pensata come noiosa. Il ripensamento del tempo come luogo di rivelazione di Dio è uno dei compiti dell’escatologia che, dopo il crollo del sistema culturale che ha plasmato l’immaginario collettivo da Dante ad oggi, deve ritrovare concetti e modi per raccontare la buona notizia della vita eterna. Per far questo, occorre recuperare anche alcune categorie filosofiche relative al tempo (l’Aufhebung hegeliana), che lo facciano sentire come parte costitutiva dell’identità umana (P. Ricoeur) e non come un contenitore esterno della vita degli uomini. Per arrivare poi a scoprire con H U. von Balthasar che il “tempo” fa parte della vita stessa della Trinità, in cui si trovano tutti gli archetipi di ciò che rende bella la vita degli uomini.

“Che cos’è dunque il tempo?
Se nessuno m’interroga, lo so;
se volessi spiegarlo a chi m’interroga,
non lo so.”
(Agostino, Confessioni, Libro XI, 14, 17.)

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CELEBRARE IN FAMIGLIA: LA GIOIA DEL VANGELO NEI RITMI DELL’ANNO CRISTIANO

Clio Griso[1]

Abstract

È tra le mura domestiche, nei piccoli gesti ripetuti giorno dopo giorno, che il linguaggio della fede si radica con naturalezza e affetto, diventando parte dell’esperienza vissuta.
Tuttavia, accanto a questa dimensione ordinaria e continua, la vita familiare è attraversata da tempi “altri”: occasioni speciali, giorni di festa, ricorrenze liturgiche e momenti celebrativi che interrompono la routine e aprono alla meraviglia. Questi “tempi forti” rappresentano, anche per i più piccoli, un’opportunità privilegiata per entrare in contatto con il Mistero e riconoscere nella festa la presenza di un Dio che salva, accompagna, rinnova.
La liturgia e i riti dell’anno cristiano scandiscono la vita ecclesiale e possono diventare, se vissuti con cura anche in ambito familiare, un linguaggio capace di coinvolgere i bambini in modo profondo. La ripetizione annuale dei tempi liturgici (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua…), così come le celebrazioni legate ai sacramenti, alle benedizioni e alle tradizioni locali, offrono un contesto ricco di simboli, racconti, gesti, colori e sapori che parlano direttamente al cuore dei più piccoli.
In questo contributo approfondiremo la dimensione della festa, intesa come spazio e tempo teologico, in cui si rende visibile l’opera di Dio e si educa alla gioia del Vangelo. Attraverso proposte semplici ma significative, pensate per l’età prescolare, offriremo suggerimenti e tracce operative per aiutare i formatori ad accompagnare le famiglie in un cammino liturgico condiviso, in cui ogni festa diventa occasione di narrazione, preghiera e comunione.

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CHRISTOPH THEOBALD, TEOLOGO DALLA DOPPIA CITTADINANZA

Paolo Monzani[1]

Abstract

Christoph Theobald è uno dei massimi teologi contemporanei in Europa, conosciuto non solo nel mondo accademico per i suoi lavori specialistici, ma anche da un pubblico più vasto a causa dei suoi scritti più divulgativi e della sua riflessione pastorale, e anche in ragione della sua recente partecipazione al Sinodo sulla sinodalità in quanto esperto.[2]
Vista la complessità e la vastità del suo pensiero, questo breve articolo cercherà di dare una panoramica del suo approccio alla teologia, non tanto presentando una rassegna bibliografica dei suoi testi o una sintesi del suo pensiero, ma mostrando alcuni tratti distintivi del suo modo di riflettere e di porsi nel contesto contemporaneo. Saranno dunque presentati alcuni aspetti del suo approccio teologico a partire dalla “doppia cittadinanza” che Christoph Theobald detiene in vari ambiti – un’immagine non è solo una metafora, visto che il nostro autore ha effettivamente la cittadinanza francese e tedesca.

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IL TEMA DEL PELLEGRINAGGIO TRA SOCIOLOGIA E RELIGIONE

 Francesca Rossetti[1]

Abstract

Il contributo affronta il tema del pellegrinaggio come pratica trasformativa, distinguendolo dai cammini terapeutici centrati sull’io e ponendo invece l’accento sull’apertura al Mistero e al trascendente. L’autrice mette in relazione la dimensione spirituale del pellegrinaggio con i processi di secolarizzazione e medicalizzazione della vita, che hanno progressivamente ridotto il ruolo del sacro sostituendolo con linguaggi clinici e categorie psicologiche. Vengono richiamati i classici della sociologia (Durkheim, Weber, Berger, Habermas, Bauman) e i contributi contemporanei sulla medicalizzazione (Conrad, Illich, Rovatti), per mostrare come la modernità abbia favorito l’individualismo e la competizione. In questo quadro, il “viaggio dell’eroe” diventa metafora del percorso terapeutico, ma rischia di rafforzare un io ipertrofico anziché aprire alla devozione. La sociologia, recuperando la vocazione all’intervento dei suoi fondatori, può invece fungere da ponte tra razionale e spirituale, accompagnando individui e comunità verso nuove forme di senso.

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L’APPRENDIMENTO FILOSOFICO NELL’ERA DELL’IA: LA SFIDA DELL’ESSERE TRA IMMAGINAZIONE E TECNOLOGIA

Luca Sebastiano Maugeri[1]

Abstract

In questo articolo si riportano alcune riflessioni su un esperimento di interazione con l’IA svoltosi in una classe terza di un Liceo Scientifico all’interno della programmazione di Filosofia. In particolare, gli studenti sono stati chiamati ad analizzare la nozione di Essere attraverso gli spunti immaginativi raccolti durante le spiegazioni e la lettura a casa dei brani del poema dell’Essere di Parmenide; successivamente questi spunti si sono trasformati in prompt per l’IA con buoni risultati didattici e metacognitivi.

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LA QUESTIONE SAMARITANA NELL’OPERA LUCANA

Massimiliano Lolli[1]

Abstract

Tra gli evangelisti è Luca a dare maggiore rilievo alla questione samaritana. A livello soteriologico, l’evangelista si chiede dove collocare la salvezza. A livello cristologico emerge il confronto tra Mosè e Gesù. A livello ecclesiologico campeggia il motivo dei samaritani in relazione alla riunificazione e alla restaurazione escatologica delle dodici tribù di Israele quale preludio necessario all’evangelizzazione dei gentili.
Nell’opera lucana il rilievo dato ai samaritani è significante giacché questi sono i primi al di fuori del giudaismo ad aderire a Gesù come Messia e a far parte della comunità cristiana, costituendosi in tal modo quale perfetto ponte tra i giudei e i gentili.

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