Al momento stai visualizzando CELEBRARE IN FAMIGLIA: LA GIOIA DEL VANGELO NEI RITMI DELL’ANNO CRISTIANO

Clio Griso[1]

Abstract

È tra le mura domestiche, nei piccoli gesti ripetuti giorno dopo giorno, che il linguaggio della fede si radica con naturalezza e affetto, diventando parte dell’esperienza vissuta.
Tuttavia, accanto a questa dimensione ordinaria e continua, la vita familiare è attraversata da tempi “altri”: occasioni speciali, giorni di festa, ricorrenze liturgiche e momenti celebrativi che interrompono la routine e aprono alla meraviglia. Questi “tempi forti” rappresentano, anche per i più piccoli, un’opportunità privilegiata per entrare in contatto con il Mistero e riconoscere nella festa la presenza di un Dio che salva, accompagna, rinnova.
La liturgia e i riti dell’anno cristiano scandiscono la vita ecclesiale e possono diventare, se vissuti con cura anche in ambito familiare, un linguaggio capace di coinvolgere i bambini in modo profondo. La ripetizione annuale dei tempi liturgici (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua…), così come le celebrazioni legate ai sacramenti, alle benedizioni e alle tradizioni locali, offrono un contesto ricco di simboli, racconti, gesti, colori e sapori che parlano direttamente al cuore dei più piccoli.
In questo contributo approfondiremo la dimensione della festa, intesa come spazio e tempo teologico, in cui si rende visibile l’opera di Dio e si educa alla gioia del Vangelo. Attraverso proposte semplici ma significative, pensate per l’età prescolare, offriremo suggerimenti e tracce operative per aiutare i formatori ad accompagnare le famiglie in un cammino liturgico condiviso, in cui ogni festa diventa occasione di narrazione, preghiera e comunione.

1. La festa e i tempi forti

Nella ciclicità della vita, scandita dalla ripetizione delle azioni quotidiane e delle consuetudini familiari, la festa irrompe come una pausa significativa, capace non solo di donare ristoro, ma anche di illuminare il senso profondo dei gesti abituali. È proprio nella distanza dal fare di ogni giorno che il tempo della festa acquisisce il suo valore simbolico e spirituale: si fa memoria, gratitudine e relazione. Come ha ricordato Papa Francesco, «la festa è un’invenzione di Dio»:[2] non un semplice “stacco” o evasione, ma un tempo pieno, ricco, generativo.
La festa, infatti, non è da intendersi come ozio sterile o vuoto “far nulla”, bensì come tempo dedicato alla cura delle relazioni, alla contemplazione del bene compiuto, all’incontro con l’altro e con Dio. È il momento in cui ci si ferma non per interrompere, ma per rileggere il quotidiano alla luce della grazia. «La festa non è la pigrizia di starsene in poltrona, o l’ebbrezza di una sciocca evasione»,[3] ricorda ancora il Papa. «No, la festa è anzitutto uno sguardo amorevole e grato sul lavoro ben fatto; festeggiamo un lavoro».[4]
In questa prospettiva, i tempi forti dell’anno liturgico – dall’Avvento alla Pasqua, passando per il Natale, la Quaresima e le solennità dei santi – si offrono come occasioni preziose per educare alla fede anche i più piccoli. Attraverso simboli, racconti, colori, canti e gesti concreti, la festa diventa esperienza viva del Vangelo, e permette alla famiglia di entrare in un ritmo “altro”, dove il tempo si fa spazio abitato da Dio.
Questo articolo si concentra quindi sul tempo della festa, in particolare sulla domenica e sui tempi forti dell’anno liturgico.
Il percorso segue le indicazioni del catechismo Lasciate che i bambini vengano a me (nn. 205 e 207), valorizzando la ciclicità dell’anno cristiano come opportunità pedagogica e spirituale. La festa diventa occasione per entrare nel mistero attraverso gesti, simboli ed esperienze condivise.

Tre i momenti principali:

  • Domenica: festa settimanale del Signore. È proposta come tempo da vivere insieme, riconoscendone la sacralità;
  • Avvento e Natale aprono all’attesa e all’accoglienza del dono, con l’aiuto di rituali familiari e racconti;
  • Quaresima e Pasqua accompagnano alla scoperta della gioia e del senso profondo della Risurrezione.

Ogni ambito si articola in due competenze chiave, vicine all’esperienza infantile:

  • Saper riconoscere e saper condividere la domenica;
  • Saper attendere e saper accogliere il Natale;
  • Saper prepararsi e saper gioire nella Pasqua.

Il tutto si traduce in proposte concrete: attività simboliche, gesti, storie e riti che coinvolgono i bambini e le loro famiglie, nel solco di una fede vissuta con semplicità e profondità.

2. La domenica: tempo del Signore, tempo della comunità

All’interno della ripetitività rassicurante della settimana, la domenica si presenta come tempo qualitativamente altro, interruzione significativa che restituisce senso al quotidiano e lo apre alla festa. Non è solo una pausa dal lavoro, ma un giorno che per il cristiano è abitato dalla grazia del Risorto. Come ricorda San Giovanni Paolo II nella Dies Domini, la domenica è «un giorno che sta nel cuore stesso della vita cristiana»,[5] non può essere considerata un giorno come gli altri: «è la Pasqua settimanale».[6] Essa custodisce il senso del tempo e orienta l’esistenza del credente, restituendo valore e respiro a tutto ciò che si vive durante i giorni feriali.
Fin da piccoli, i bambini percepiscono spontaneamente che la domenica è diversa: non si va a scuola, i genitori non lavorano, si pranza insieme. Ma questa distinzione non basta. È importante che la domenica non venga confusa con altri giorni di pausa (come il sabato), perdendo la sua identità propria di “giorno del Signore”. L’adulto ha il compito di aiutare il bambino a riconoscere il carattere sacro di questo giorno, e a viverlo come segno festoso della Risurrezione di Gesù.
Uno strumento semplice ma efficace può essere l’utilizzo dei Salmi: testi nati dall’esperienza concreta del popolo d’Israele, che raccontano gioia, dolore, fiducia, speranza. La lettura e la preghiera dei Salmi aiutano a scoprire il volto di un Dio vicino, che cammina accanto all’uomo nei diversi momenti della vita. Si suggerisce quindi la creazione di un “libro della preghiera domenicale”, in cui raccogliere strofe significative da pregare insieme, magari accompagnate da un disegno del bambino che ne rappresenti il contenuto.
Il cuore della domenica è, per il cristiano, la partecipazione all’Eucaristia.
È attorno alla Messa che si struttura la festa: «Andiamo a Messa: per questo è domenica!». «È la Messa […] che fa la domenica cristiana! La domenica cristiana gira intorno alla Messa. Che domenica è, per un cristiano, quella in cui manca l’incontro con il Signore?».[7] La Messa deve diventare agli occhi del bambino la sorgente della festa. Tuttavia, per un bambino, la Messa può risultare faticosa, distante, difficile da comprendere. Per questo è utile preparare il cuore già prima, magari leggendo insieme il Vangelo del giorno, raccontandolo in modo narrativo e coinvolgente. Il bambino può poi disegnare o colorare un’immagine legata al brano evangelico: sarà il suo personale modo di partecipare e ricordare.
Anche il pranzo domenicale può diventare un segno concreto della festa, se vissuto in spirito di comunione e servizio reciproco. I bambini possono essere coinvolti nella preparazione della tavola, nell’allestimento di un centrotavola con i disegni realizzati durante la Messa, oppure nella cura di piccoli dettagli simbolici. Ogni gesto contribuisce a costruire un clima di festa domestica, che si apre all’incontro con gli altri.
La domenica è anche comunione con la comunità, occasione per condividere tempo, parole e amicizia. Un momento informale dopo la Messa, con altre famiglie e bambini, può diventare un prolungamento naturale della celebrazione: uno spazio in cui la Chiesa si fa casa, e la casa si apre alla Chiesa.
Infine, la comunione non può dimenticare chi è nel bisogno. Anche nel giorno della festa, si può coinvolgere il bambino in gesti semplici di attenzione verso gli altri, come preparare insieme un piccolo dono per qualcuno, partecipare a una raccolta solidale, o semplicemente ricordare nelle preghiere familiari chi soffre o è solo.

3. Educare all’attesa, celebrare il dono: il Natale con gli occhi dei bambini

Il Natale è la festa familiare per eccellenza: è facile, in questo periodo dell’anno, percepire un’atmosfera speciale che invade la casa e riscalda i cuori. Eppure, anche una festa così sentita rischia di essere vissuta in modo frettoloso, travolti dai preparativi e dai ritmi frenetici. Si arriva alla vigilia con la sensazione di non essere davvero pronti, come se mancasse qualcosa. È proprio per evitare questa sensazione che la Chiesa ci invita a vivere il tempo di Avvento come un cammino di attesa attiva, un percorso che accompagna grandi e piccoli verso la gioia autentica del Natale.
Il bambino, che per natura vive con entusiasmo ogni attesa, può essere aiutato a scoprire il senso profondo di questo tempo attraverso gesti semplici, simboli visivi e riti familiari. Preparare insieme la corona dell’Avvento, ad esempio, può diventare un momento atteso da tutta la famiglia: ogni domenica si accende una candela in più, mentre si condivide una preghiera o un salmo scelto dai genitori. Questa luce crescente aiuta a visualizzare l’avvicinarsi della grande luce che è Gesù.
Anche il calendario dell’Avvento può diventare un’occasione educativa: accanto al cioccolatino quotidiano, è possibile aggiungere ogni giorno un piccolo personaggio del presepe, così da costruire passo dopo passo la scena della Natività. I genitori possono raccontare la storia dei personaggi e invitare il bambino a disegnare ciò che ha colpito la sua immaginazione. Così, lo scorrere del tempo diventa preparazione concreta e gioiosa alla festa.
Il clima natalizio si intensifica man mano che in casa compaiono l’albero e il presepe, e i bambini sono solitamente i più entusiasti nel partecipare alla loro preparazione. È importante valorizzare questa partecipazione come modo per preparare l’ambiente all’accoglienza di un evento speciale, proprio come si fa per una festa di compleanno. Può essere utile ricordare che Natale è il compleanno di Gesù, e quindi anche la casa merita di essere vestita a festa. Poi arriva finalmente il giorno tanto atteso. Gli occhi dei bambini brillano davanti ai pacchetti sotto l’albero, ma è importante guidare quello stupore verso una consapevolezza più profonda: il dono più grande che riceviamo a Natale è Gesù stesso, Dio che si fa vicino a ciascuno di noi. Possiamo raccontare loro che Gesù è il regalo di Dio all’umanità, e che ogni dono ricevuto o donato è segno di questo amore più grande.
Un modo concreto per aiutare il bambino a vivere questo aspetto è coinvolgerlo nella preparazione di piccoli regali fatti con le sue mani: un disegno, un lavoretto, un pensiero per chi ama. E tra i pacchetti sotto l’albero, possiamo inserire anche il più piccolo e prezioso: un dono da scartare tutti insieme la mattina di Natale, che contiene una statua del Bambinello. Potrebbe essere proprio il più piccolo della famiglia a scartarlo, per sottolineare quanto Dio si manifesti nei piccoli. Da questo gesto può nascere un impegno condiviso: un’azione concreta per accogliere Gesù nella quotidianità, come fare visita a un parente solo, donare un gioco a un bambino in difficoltà o condividere il proprio tempo in parrocchia.
Anche i fratelli maggiori, se presenti, possono avere un ruolo educativo molto prezioso. Hanno vissuto altri Natali, conoscono i simboli, ricordano gesti e racconti. Affidare loro la spiegazione di qualche momento o simbolo ai più piccoli può trasformarsi in un bellissimo passaggio di consegne: un modo per rafforzare il legame familiare e, allo stesso tempo, per consolidare in chi spiega ciò che ha imparato.
Il tempo di Avvento e Natale, se vissuto in questo modo, diventa un percorso denso di significati, fatto di attese, di luce, di relazioni e di sorprese. Un tempo che non scivola via, ma che si costruisce insieme, giorno dopo giorno, attorno al mistero della gioia che si fa dono.

4. Quaresima e Pasqua: un cammino verso la gioia

La Pasqua è il cuore della fede cristiana, il momento in cui si celebra la vittoria della vita sulla morte. Introdurre i bambini a questo mistero può sembrare arduo, ma è anche un’opportunità preziosa per condividere in famiglia il senso profondo della speranza cristiana. La Quaresima diventa così un percorso non di tristezza, ma di preparazione gioiosa, fatta di piccoli passi quotidiani.
Per aiutare il bambino a comprendere il senso del cammino quaresimale, possiamo proporre in casa dei semplici segni visivi e gesti concreti. Uno di questi è l’Albero della Pasqua: un ramo spoglio che si trasforma giorno dopo giorno. Ogni mattina il bambino può pescare un biglietto con un piccolo impegno da vivere durante la giornata (un gesto di gentilezza, una rinuncia, una preghiera). La sera, insieme ai genitori, si ripercorre il giorno e, se l’impegno è stato portato a termine, il biglietto si decora e si appende all’albero. Questo gesto semplice diventa occasione per parlare, riflettere, condividere e soprattutto per far crescere la gioia dell’attesa.
Un altro simbolo concreto è il Giardino della Risurrezione. All’inizio della Settimana Santa, si può preparare insieme ai bambini un piccolo paesaggio fatto con terra, semi e una grotta vuota. Venerdì Santo si aggiungeranno tre croci e si chiuderà simbolicamente la tomba con una pietra. Domenica mattina, quando i germogli saranno spuntati, il giardino sarà rinato insieme alla festa: la pietra sarà spostata, la grotta aperta, e un piccolo telo bianco posto sulla croce centrale annuncerà la Risurrezione.
Nel corso della Settimana Santa, anche la lavanda dei piedi può essere raccontata con segni visivi e coinvolgenti: una brocca, dell’acqua tiepida, un asciugamano, e magari un piccolo gesto fatto in famiglia, per spiegare come Gesù ha usato un gesto semplice per insegnare l’amore che serve e che si dona. I bambini capiscono molto attraverso l’esperienza diretta, e sarà bello mostrare che anche i grandi imparano da Gesù mettendosi al servizio.
Per raccontare la Passione, si può creare un gioco narrativo: i sassi racconta-storie. Su piccoli sassi piatti si disegnano i simboli principali (una palma, il pane e il vino, i chiodi, la croce, la tomba vuota…). Il bambino pesca un sasso, lo guarda, e il genitore racconta la parte corrispondente della storia. Se in casa ci sono fratelli, si può lasciare che siano loro a raccontare o completare la narrazione: è un modo semplice per consolidare il racconto nella memoria e per rafforzare i legami tra fratelli in un clima di festa. E quando arriva la Pasqua, tutto esplode in luce e colori.
I genitori possono pensare a piccole sorprese: un picnic all’aperto, una passeggiata nel verde, una colazione speciale in famiglia. Non serve molto: ciò che conta è comunicare la straordinarietà di questa giornata. Anche la rinascita primaverile, con i suoi segni visibili nei fiori, negli alberi, negli animali, può essere lo spunto per parlare della vita nuova che la Resurrezione porta con sé. Uscire qualche minuto prima di casa, notare un fiore sbocciato, ascoltare il canto degli uccelli: sono dettagli che, se colti insieme, aiutano il bambino a cogliere il mistero della Pasqua nella bellezza del creato.
Infine, raccontiamo ai bambini ciò che accadde la mattina di Pasqua. Narriamo con entusiasmo la corsa al sepolcro, lo stupore, la meraviglia. Possiamo far suonare le campane (o ascoltarle insieme) e poi, come suggerisce Papa Francesco, lavare simbolicamente gli occhi dei bambini con “l’acqua della vita”, per vedere con occhi nuovi, capaci di cogliere il bello, il bene, il dono della vita che rinasce.[8]
Se avremo saputo accompagnare i nostri bambini con piccoli gesti, segni concreti e parole semplici, la gioia della Pasqua non sarà qualcosa di lontano, ma un’esperienza viva e condivisa. E in quella gioia, così luminosa, abiterà il mistero più grande della nostra fede.

5. La santità quotidiana: educare alla fede con piccoli gesti

Giunti al termine di questo percorso, una prima considerazione nasce spontanea: nel tempo che viviamo, così veloce e spesso frammentato, è proprio la via dell’educazione, fatta di piccoli passi concreti nella vita familiare, a poter generare cambiamenti autentici e duraturi. Accompagnando i bambini lungo il cammino dell’anno liturgico, abbiamo compreso ancora di più come la fede possa diventare vita vissuta, gioia condivisa, esperienza che illumina ogni giorno.
Come ricordano le parole del documento CEI per la trentatreesima giornata nazionale per la vita, l’educazione è «la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione».[9]  Ma non si tratta di un compito che richiede strumenti speciali o competenze straordinarie: è nella semplicità della quotidianità che si gioca la trasmissione della fede, nei piccoli gesti, nella condivisione di un pasto, nella scelta di fermarsi per ascoltare, pregare, raccontare, camminare insieme.
Papa Francesco ce lo ha ricordato con parole luminose nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate: «Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. […] Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù».[10]
Questo è l’obiettivo più profondo dell’educazione alla fede: trasmettere che la santità abita nei piccoli gesti quotidiani, vissuti con amore, con fiducia, con dedizione. La fede non si riduce a un appuntamento settimanale o a un discorso astratto: permea la vita, la trasfigura, le dà senso. E allora sì, anche una tavola apparecchiata con cura, una domenica vissuta con consapevolezza, un gioco condiviso dopo la Messa, un rametto decorato in Quaresima, una pietra davanti a una piccola grotta il mattino di Pasqua… sono tutti segni che parlano, che educano, che evangelizzano.
Il compito primario del genitore resta quello di aiutare i propri figli a trovare la felicità. E se per un cristiano la vera gioia nasce dall’incontro con Cristo, allora accompagnare i bambini su questa strada significa donare loro le radici per crescere e le ali per volare. Lì, nella concretezza della vita, abita la santità. E lì possiamo imparare, tutti insieme, ad abitare la fede.


[1] Docente di IRC nella Scuola Primaria “S. Ferrari” e nella Scuola Primaria “C. Pavese” dell’Istituto Comprensivo 13 di Bologna. Membro del team innovazione dell’IC; referente dell’area digitale del plesso Ferrari. 

[2] Francesco, Udienza generale, 12.08.2015, Aula Paolo VI, Città del Vaticano, in https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150812_udienza-generale.html, 23.08.2025.

[3] Ibid.

[4] Ibid.

[5] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Dies Domini, 31 maggio 1998, n. 7.

[6] Ivi n. 75.

[7] Francesco, Udienza generale, 13.12.2017, Aula Paolo VI, Città del Vaticano, in https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20171213_udienza-generale.html, 23.08.2025.

[8] Francesco, Udienza generale, 28.03.2018, Piazza San Pietro, Città del Vaticano, in https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2018/documents/papa-francesco_20180328_udienza-generale.html, 23.08.2025.

[9] Messaggio del Consiglio episcopale permanente per la 33ª Giornata nazionale per la vita, 6.02.2011.

[10] Francesco, Esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, 19.03.2018, EDB, Bologna, 2018, n. 14.