RAP, TRAP E SPIRITUALITÀ URBANA
Lorenzo Galliani[1]
Abstract
Dal corso di formazione per insegnanti di religione organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze di Bologna alcuni spunti di riflessione e qualche domanda: Dio è escluso dalle canzoni degli ultimi anni? Il linguaggio utilizzato è davvero così violento?
Si riporteranno infine alcune proposte formulate dai partecipanti relative a un modulo di IRC scaturito dalla riflessione sulle canzoni.
Sfera Ebbasta, Shiva, Guè, Geolier, Marracash. E ancora: Tony Boy, Olly, Lazza, Artie 5ive e Kid Yugi. Sono loro gli artisti più ascoltati in Italia, secondo le classifiche del 2025 di Spotify. Nomi certamente poco conosciuti dalle fasce d’età più mature, ma punti di riferimento per molti giovani di oggi. Vantano circa 4-5 milioni di ascoltatori mensili soltanto sul famoso servizio di streaming musicale, e vivono tutti a cavallo tra rap e trap, a confermare una tendenza di questi anni: nonostante la svariata offerta musicale, sono questi i generi che si impongono sul mercato.
Rap, Trap e spiritualità urbana è il titolo del corso di formazione organizzato lo scorso settembre dall’Istituto Superiore di Scienze Religione per cercare di riflettere, tra docenti, sui messaggi veicolati dalle canzoni di questi due mondi, cercando di vedere se e come possano arricchire dei percorsi di Insegnamento della Religione Cattolica.
