SCIENZE RELIGIOSE IN CARCERE: UN’ESPERIENZA DI POSSIBILE RISCATTO
Fabrizio Mandreoli[1]
Clara Donini[2]
Abstract
L’articolo presenta l’esperienza iniziata nel 2021 di una singolare e nuova possibilità di studio a livello universitario della teologia e delle scienze religiose.
«È possibile ascoltarsi, comunicare, è possibile condividere, accettarsi, aiutarsi, lasciarsi aiutare, è possibile ed è urgente, è possibile ed è urgente la parola efficace di una speranza operosa, si può camminare, bisogna camminare insieme».[3]
Sono circa quattro anni – dall’autunno 2021 ad oggi – che nel carcere di Bologna, comunemente chiamato la Dozza, si ha una singolare e nuova possibilità di studio a livello universitario della teologia e delle scienze religiose. Si tratta di un percorso iniziato nel solco di alcune esperienze. Alcune più remote con il progetto che ha dato vita al docufilm Dustur sulla Costituzione, il carcere, l’Islam e, ancor più indietro nel tempo, con l’esperienza di collegamento tra riflessione religiosa, università e carcere compiuta da Pier Cesare Bori. Un’esperienza più recente che sta sullo sfondo è quella che avviene nella scuola superiore del carcere, in cui da anni si svolge un laboratorio permanente – legato all’insegnamento della religione reinterpretato per un contesto pluri-religioso e multi-culturale – su Religioni, visioni del mondo e letteratura.
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