Al momento stai visualizzando EDITORIALE. UN LABORATORIO DI CULTURA E DI DIALOGO

Mara Borsi[1]

Il mondo della scuola sta vivendo trasformazioni profonde, accelerate dall’evoluzione continua delle tecnologie digitali. L’insegnamento della religione cattolica (Irc) non è rimasto estraneo a questi cambiamenti, anzi si è trovato nella condizione di dover ripensare spazi, tempi e modalità del proprio agire educativo-didattico.
Non si tratta semplicemente di adeguarsi alle novità, ma di interrogarsi su come la tradizione cristiana, con il suo patrimonio di storie, simboli e significati, possa abitare il cambiamento d’epoca senza smarrire la propria identità.
Nello scorso dicembre è stata pubblicata la Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana – L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo – dove vengono rilanciati elementi significativi di precedenti pronunciamenti, segnalate alcune novità significative e confermata la tenuta di questa peculiare disciplina.[2]
In modo specifico la nota pastorale richiama l’attenzione di tutta la comunità ecclesiale e della società italiana sull’Irc evidenziando il suo servizio alla scuola, confermando la validità di una presenza scolastica che rispetta la libertà di coscienza di tutti. Vengono, inoltre, segnalate alcune criticità, come ad esempio, la possibilità offerta agli studenti della Secondaria di Secondo grado di poter uscire da scuola privandosi di un’occasione formativa quale l’Irc o l’attività alternativa.
Insieme alle criticità ci sono comunque i segnali di vitalità, da cui emerge come l’Irc si confermi uno strumento di arricchimento culturale, di attenzione educativa, di dialogo sincero con tutte le istanze provenienti dal mondo contemporaneo.

Come docente e ora come direttrice di un Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) seguo con particolare interesse l’entrata nella scuola di allievi e di exallievi e constato con soddisfazione che i neo-docenti di religione cattolica si rivelano culturalmente preparati e competenti dal punto di vista teologico ed educativo-didattico.
I primi passi nella professione, qualunque essa sia, non sono mai facili per nessuno. Gli exallievi dell’ISSRE di Modena e dell’ISSR di Bologna molto spesso compiono nella scuola un percorso che va dall’iniziale irrilevanza alla rilevanza educativa per la loro capacità di mettere sempre al centro la persona (alunni, ma anche docenti), di curare la continuità educativa sia verticale che orizzontale e la relazione educativa, perché cresca la dimensione comunitaria e la scuola sia sempre più intesa e vissuta come comunità.
Oggi a distanza di qualche anno ci sono exallievi che sono primi collaboratori di dirigenti scolastici o che svolgono compiti significativi nella comunità scolastica, diversi sono referenti per l’orientamento educativo, per l’antibullismo e altri responsabili dell’innovazione didattica.
Questo conferma anche la validità della proposta formativa degli Istituti Superiori di Scienze Religiose e a questo proposito nella nota pastorale i vescovi affermano:

«riteniamo opportuno incoraggiare la scelta di intraprendere gli studi negli Istituti Superiori di Scienze Religiose (ISSR), in ordine alla speciale vocazione educativa insita nel servizio scolastico dell’Idr. Un tale percorso accademico permette non solo di arricchire la propria vita cristiana e sostenere la testimonianza della fede, ma anche di partecipare alla missione della Chiesa nell’ambito educativo».[3]

La comunità ecclesiale è quindi invitata a tornare «a parlare di vocazione educativa all’insegnamento, a partire dall’Irc, sostenendo il discernimento di giovani e adulti che desiderano mettersi a servizio degli altri, senza che prevalga la paura della fatica di stare davanti alle grandi domande dei più piccoli, ma con la disponibilità a lasciarsi provocare e coinvolgere».[4]
A chi nella comunità ecclesiale si domanda: ha ancora senso insegnare religione nella scuola e in un contesto di diffusa indifferenza per il dato religioso?
I molti appassionati di questa disciplina, costantemente messa alla prova, rispondono sottolineando che la sua mancanza nella scuola indicherebbe povertà culturale e ristrettezza di visione.


[1] Direttrice Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ss. Vitale e Agricola” di Bologna.

[2] A livello nazionale Il numero degli avvalentesi dell’Irc è superiore all’80% (Cfr. Conferenza Episcopale Italiana-Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo, 11 dicembre 2025). La Nota è stata approvata dalla 81ª Assemblea Generale della CEI (Assisi, 17-20 novembre 2025), dopo un’ampia consultazione in tutte le Diocesi italiane.

[3] Conferenza Episcopale Italiana-Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, L’insegnamento della religione cattolica, n. 46.

[4] Ivi n. 46.