Paolo Monzani[1]
Abstract
Christoph Theobald è uno dei massimi teologi contemporanei in Europa, conosciuto non solo nel mondo accademico per i suoi lavori specialistici, ma anche da un pubblico più vasto a causa dei suoi scritti più divulgativi e della sua riflessione pastorale, e anche in ragione della sua recente partecipazione al Sinodo sulla sinodalità in quanto esperto.[2]
Vista la complessità e la vastità del suo pensiero, questo breve articolo cercherà di dare una panoramica del suo approccio alla teologia, non tanto presentando una rassegna bibliografica dei suoi testi o una sintesi del suo pensiero, ma mostrando alcuni tratti distintivi del suo modo di riflettere e di porsi nel contesto contemporaneo. Saranno dunque presentati alcuni aspetti del suo approccio teologico a partire dalla “doppia cittadinanza” che Christoph Theobald detiene in vari ambiti – un’immagine non è solo una metafora, visto che il nostro autore ha effettivamente la cittadinanza francese e tedesca.
1. Tra Francia e Germania, ovvero un pensatore europeo
La prima polarità è dunque quella della nazionalità: Christoph Theobald è nato, è cresciuto e ha studiato nella Repubblica Federale tedesca, discutendo il suo dottorato a Bonn nel 1986; d’altro canto, egli è dal 1978 membro della Compagnia di Gesù per l’allora provincia francese, dal 1980 ha insegnato al Centre Sèvres di Parigi, ora Facultés Loyola Paris, e la maggior parte dei suoi testi sono stati originariamente pubblicati in francese.[3]
La doppia nazionalità franco-tedesca di Theobald è ben visibile nei suoi frequenti contatti e scambi con diverse realtà, ma in modo particolare nelle sue fonti. Ad esempio, da un lato si possono considerare i suoi tanti riferimenti alla fenomenologia francese[4] (da cui proviene anche il famoso concetto di “stile”, mutuato da Merleau-Ponty, che dà il titolo al suo testo più famoso, Il cristianesimo come stile[5]) e il suo radicamento nel panorama teologico francese, in particolare nella prestigiosa rivisita dei gesuiti francesi Recherches de Science religieuse, da lui diretta dal 2009 al 2020, succedendo a figure del calibro di Henri de Lubac, Joseph Moingt e Pierre Gibert. Dall’altro lato, troviamo un solido interesse nella tradizione germanica, sia a livello di teologia sistematica[6] che di esegesi biblica, rappresentata anche da suo fratello, il noto studioso Michael Theobald, professore emerito dell’Università di Tubinga.[7]
Naturalmente non ci sono solo la Francia e la Germania, ma anche altri paesi con cui Theobald è entrato in dialogo, non ultima l’Italia (Theobald fa parte, ad esempio, del comitato scientifico della Fondazione per le scienze religiose di Bologna), mentre è stato meno orientato al pensiero anglosassone (e specialmente statunitense). D’altro canto, le opere di Theobald sono state ampiamente tradotte nell’Europa continentale e mediterranea, varie tesi gli sono state consacrate, mentre lui stesso è stato spesso invitato a partecipare a conferenze e convegni, divenendo uno dei teologi più conosciuti di questa prima parte di XXI secolo.
Si può dunque a pieno titolo affermare che Christoph Theobald è prima di tutto un pensatore europeo: un intellettuale aperto, ma radicato in un contesto storico e culturale ben preciso, che lo ha formato e che lui ha lungamente studiato, quello della grande tradizione dell’Europa continentale.[8]
2. Tra tradizione cristiana e mondo secolare, ovvero un pensatore ospitale
La seconda polarità che occorre menzionare è quella tra la tradizione cristiana e il mondo secolare nel quale abitiamo.
In effetti, Theobald ha sempre avuto un occhio di riguardo per le sfide portate dal mondo contemporaneo, che ha sempre visto non come una minaccia ma come un interlocutore con cui parlare – anche perché vi siamo tutti immersi.
Possiamo dunque pensare al suo dialogo con il mondo culturale (attraverso il confronto con i diversi filosofi, dai fenomenologi a Habermas, o attraverso il suo interesse per la musica classica[9]), al suo approccio alla Scrittura pensata anzitutto come “oggetto culturale” e ispirata secondo diverse soglie di lettura,[10] alle sue provocazioni sulle “urgenze pastorali”, ovvero sulle nuove sfide poste dal mondo di oggi.[11] È in effetti caratteristico dei suoi lavori cominciare con una “diagnosi” della situazione attuale, in cui cerca di esaminare i dati sociali e culturali del presente per creare una riflessione teologica ancorata alla realtà che ci circonda.
Allo stesso tempo, Christoph Theobald è sicuramente un teologo profondamente radicato nella tradizione cristiana, come si può vedere ad esempio nelle sue monumentali ricerche sul Vaticano II e sulla sua recezione[12] e, più in generale, nel suo studio della storia dei dogmi.[13]
Questa sensibilità e questa doppia cittadinanza è già ben visibile nell’autore scelto da Theobald come oggetto della sua tesi di dottorato, Maurice Blondel e il problema della modernità,[14] in cui si studia il contributo di questo filosofo che prova a ripensare la fede e la rivelazione cristiana di fronte alla sfida di una nuova epoca. In modo particolare, il tema della rivelazione risulta una categoria decisiva che Theobald affronta a più riprese e che centra direttamente la questione di fondo sul rapporto tra il mistero divino e la variabilità delle situazioni umane.[15] In corrispondenza alla riflessione sulla rivelazione, si può pensare a quella sull’atto di credere, in particolare all’articolazione della «fede elementare» (o “antropologica”) con la «fede cristica», con cui il teologo franco-tedesco cerca di radicare l’atto di fede del discepolo di Cristo con quel «coraggio di essere» (Tillich) o quell’apertura fondamentale alla vita che ogni essere umano può vivere nella sua esistenza.[16]
Infine, la vasta riflessione ecclesiologica di Theobald ha un focus speciale sulla natura missionaria della Chiesa e la costante «ecclesiogenesi» che si ripete in modo sempre diverso ogniqualvolta il vangelo viene trasmesso e ricevuto.[17]
Per dirla in una parola cara al nostro teologo, la questione centrale che lo interessa è quella dell’ospitalità, secondo il modello della «santità ospitale» iniziata da Gesù[18]: l’ospitalità che la fede cristiana è chiamata a offrire al mondo di oggi, con le sue nuove domande, che non devono essere percepite come ostili, ma come sfide da assumere e integrare; e, allo stesso tempo, l’ospitalità che la fede cristiana deve domandare al mondo secolare, senza più pretendere di imporre la propria visione del mondo, ma cercando di entrare con coraggio e con mitezza in una conversazione complessa.
3. Tra riflessione accademica e impegno sul campo, ovvero pensosamente pratico
Pensatore europeo e pensatore ospitale, Christoph Theobald si pone anche su un’altra soglia: quella tra riflessione accademica e impegno sul campo. In coerenza con il suo approccio, è meglio evitare di opporre “teologia” e “pastorale”, come se questi due aspetti potesse essere veramente separati e opposti.[19] Bisogna, al contrario, sottolineare il fatto che Christoph Theobald cerca di superare coerentemente questa dicotomia nel suo cammino personale, unendo al proprio profilo di universitario uno sguardo attento all’attualità ecclesiale e un effettivo impegno sul campo.
Le credenziali accademiche non mancano certo a un teologo dalla lunga carriera, come testimoniato anche dai dottorati honoris causa delle università di Laval, Lovanio e Friburgo. Il suo pensiero raggiunge sicuramente alti livelli di complessità, come si vede nei suoi libri più scientifici, non sempre di facile lettura, caratterizzati da frasi dense, con incisi e corsivi che vogliono mostrare l’equilibrio e la completezza del pensiero.
Allo stesso tempo, Theobald è autore anche di una serie di testi accessibili che si interessano molto concretamente alle “urgenze pastorali” o alla sfida della trasmissione del vangelo,[20] di una lettera aperta sul futuro del cristianesimo,[21] senza dimenticare il suo contributo ispirato sulla “pastorale di generazione” (engendrement[22]) e la sua presenza attiva al Sinodo sulla sinodalità.[23]
Ma la dimensione pratica di Christoph Theobald non si risolve solo nello scrivere libri. Il suo impegno si svolge anche su un terreno meno conosciuto al pubblico, ma non meno importante, ovvero nei percorsi formativi proposti in Algeria e soprattutto nella sua presenza attiva nel dipartimento della Creuse, una regione nel centro della Francia che appare particolarmente “scristianizzata”. Da molti anni, il nostro teologo vi passa regolarmente i tempi di pausa dell’insegnamento, animando la vita della diocesi con momenti formativi e di incontro, soprattutto tessendo legami e mettendo in pratica quelle idee che troviamo descritte nei suoi libri.[24]
Riprendendo una formula sintetica di Ivo Seghedoni, si potrebbe qualificare la postura di Theobald come «pensosamente pratica»:[25] l’impegno sul campo, il dialogo con questo mondo di oggi, con le donne e gli uomini che lo abitano, la ricerca di ospitalità indicano una persona che non è semplicemente chiusa nella sua biblioteca. Ma questa apertura al “fare” è “pensosa”, non è dissociabile dallo sforzo di capire le cause, di riflettere per andare più in profondità, di discutere criticamente certe scelte, anche con il coraggio di dichiarare la fine di un certo modo di essere Chiesa che si credeva perenne.
4. Pensare la fede cristiana: la ricerca di una coerenza di fondo
Possiamo concludere questo breve ritratto del teologo della doppia nazionalità attraverso un’ultima polarità.
Riguardando la vasta produzione di Theobald, possiamo constatare che molte delle sue opere sono delle raccolte di articoli, pubblicati in diverse riviste e poi raccolti in volume.[26] In effetti, accanto a monografie come quelle sul Vaticano II, i testi di Theobald nascono spesso in risposta a una determinata situazione, come contributo richiesto da una rivista o per una conferenza. Sono in qualche modo degli “scritti d’occasione”, legati a dei precisi contesti. In questo senso, qualcuno potrebbe lamentare la mancanza di una grande Sistematica, alla maniera della Dogmatica di Barth.[27]
Ma, ad un’analisi più profonda, questo modo di lavorare risulta in verità particolarmente coerente con le caratteristiche del suo stile, ovvero con la volontà di un dialogo costante con il mondo circostante (ecclesiale e non), con questa postura «pensosamente pratica», anche accettando l’allergia del mondo post-moderno ai grandi sistemi.
In realtà troviamo nei suoi lavori anche una grande attenzione a ritrovare una coerenza di fondo, come possiamo riscontrare nel “filo rosso” che Theobald porta alla luce nelle introduzioni e nelle conclusioni con cui cuce insieme i suoi diversi articoli, mostrando che i diversi contributi seguono una logica che si dispiega coerentemente in ciascuno di essi. Ritroviamo qui una versione differente della grande tradizione della teologia sistematica: non tanto un sistema capace di comprendere ed esprimere ogni aspetto della teologia, ma una teologia che ritrova una sua coerenza, mettendosi alla prova in diversi campi e cercando confronti e risonanze a tutto tondo. Scegliendo di rispettare radicalmente il mistero divino – compreso il silenzio di Dio – Theobald vuole porsi accettare le regole del gioco poste da un Dio che, rivelatosi nel Figlio, lascia all’umanità il compito di osare un pensiero creativo, che però si rigeneri sempre alla fonte del Vangelo.[28]
Fino a qualche anno fa, il nostro teologo offriva alle Facoltà Loyola Parigi un corso finale di sintesi dal titolo «Pensare la fede cristiana», in cui si sforzava di mostrare la coerenza di fondo della riflessione teologica e di un credere che si configura come un atto di libertà che implica tutta la vita e che è una possibile opzione in mezzo a tante altre. Terminiamo dunque questa breve esplorazione del suo pensiero citando la conclusione che veniva data a questo corso:
«L’essenziale è percepire, in un atto di contemplazione, la coerenza dell’insieme: la coerenza di un percorso di vita che non ha paura dell’oscurità o di ciò che non vi si può integrare, portando tutto ciò nella fede e nella speranza. In ogni caso, questo è lo scopo dell’intelligenza della fede, chiamata anche teologia, per darci accesso a ciò che è “nascosto ai sapienti e agli intelligenti” (Lc 10,21)».[29]
[1] Docente di Teologia presso Facultés Loyola Paris, ISSR Emilia (Modena).
[2] Oltre a numerose tesi a lui consacrate, per studi recenti in italiano sul contributo di Theobald si possono consultare due recenti numeri di Rivista di teologia dell’evangelizzazione (RTE 54/2023 e RTE 55/2024); un numero di Teologia gli era stato dedicato già nel 2007 (n. 32). Chi scrive questo articolo aggiunge una conoscenza personale del professor Theobald, essendo stato uno degli ultimi studenti che ha avuto il privilegio di redigere una tesi di dottorato con lui alla Facoltà Loyola Parigi.
[3] Accade in effetti abbastanza spesso che il suo nome venga scritto in una versione francesizzata, come Christophe Théobald. Sul suo percorso umano, spirituale e teologico si può vedere l’intervista da lui rilasciata a Lumière & Vie n°282, aprile-giugno 2009, 5-17 (http://lumiere-et-vie.fr/numeros/LV_282_pages_5-17.pdf).
[4] Vedi E. Bordello, «La filosofia contemporanea nel pensiero di Christoph Theobald», in Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione 26/54 (2023) 259-278.
[5] Cfr. C. Theobald, Il cristianesimo come stile: un modo di fare teologia nella postmodernità/1 (NST 78), EDB, Bologna 2009; Id., Il cristianesimo come stile: un modo di fare teologia nella postmodernità/2 (NST 79), EDB, Bologna 2009.
[6] Theobald è, ad esempio, il curatore dell’edizione integrale delle opere di Karl Rahner in francese e vi ha dedicato vari contributi, tra cui recentemente C. Theobald, «Karl Rahner – La puissance d’engendrement d’une pensée», Recherches de Science Religieuse 108/3 (2020) 451-481. Si veda anche F. Mandreoli – M. Zanardi, «Karl Rahner riletto da Christoph Theobald. Chiavi di lettura e un possibile sviluppo», Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione 28/55 (2024), 65-94.
[7] Sulla lettura della Scrittura in Theobald, mi permetto di rimandare al mio P. Monzani, «Le Scritture “sante” nella teologia di Christoph Theobald», Rivista di teologia dell’evangelizzazione 54 (2023) 279-299. Si veda tuttavia anche la riflessione critica di G. Borgonovo, «Il Primo Testamento nella proposta di Ch. Theobald: una marginalità che fa pensare», Teologia 32/3 (2007) 408-416.
[8] Il riferimento all’Europa si trova in alcune importanti di Theobald, come C. Theobald, La fede nell’attuale contesto europeo. Cristianesimo come stile (BTC 204), Queriniana, Brescia 2021.
[9] Ad esempio: C. Theobald – P. Charru, La teologia di Bach. Musica e fede nella tradizione luterana, EDB, Bologna 2014.
[10] Cf. C.Theobald, «Seguendo le orme» della Dei Verbum: Bibbia, teologia e pratiche di lettura (NST 86), EDB, Bologna 2011, 49-76.
[11] Ad esempio: C.Theobald, Urgenze pastorali: Per una pedagogia della riforma (NST 131), EDB, Bologna 2020.
[12] Ad esempio: C.Theobald, La recezione del Vaticano II. 1, Tornare alla sorgente (NST Series Maior), EDB, Bologna 2011; Id., Seguendo le orme; Id., L’ Avvenire del Concilio. Nuovi approcci al Vaticano II (Nuovi saggi teologici), EDB, Bologna 2016; Id., La réception du Concile Vatican II: Tome 2, L’Église dans l’histoire et la société, Cerf, Parigi 2023. Su questo contributo: S. Didonè, «Vaticano II come stile di Chiesa. L’interpretazione “relazionale” del corpus conciliare secondo Christoph Theobald», Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione, 26/54 (2023) 301-320.
[13] Ad esempio B. Sesboüé – C. Theobald, Storia dei dogmi 4. La parola della salvezza: XVI-XX secolo, Piemme, Casale Monferrato 1988.
[14] Cf. C.Theobald, Maurice Blondel und das Problem der Modernität: Beitrag zu einer epistemologischen Standortbestimmung zeitgenössischer Fundamentaltheologie, Knecht, Francoforte 1988. Cf. S. Adorno, «Theobald e la rivelazione. Dagli studi sulla crisi modernista alla proposta di un nuovo stile di teologia fondamentale», Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione 55 (2024) 7-31.
[15] In particolare: C.Theobald, La Rivelazione (NST 18), EDB, Bologna 2006.
[16] Ad esempio: C.Theobald, Spirito di santità. Genesi di una teologia sistematica (NST 118), EDB, Bologna 2017, 181-201.
[17] Cf. V. Maraldi, «Spirito di santità e futuro della Chiesa. Sul concetto di ecclesiogenesi in Christoph Theobald», Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione 28/55 (2024) 33-64.
[18] Si veda in particolare la terza parte di C.Theobald, Spirito di santità. Vedi anche R. Vignolo, «Sulla “santità ospitale” in termini di teologia biblica», Teologia 32/3 (2007) 399-407.
[19] Cf. P. Boschini, «Condividendo la ricerca del senso. Il rapporto tra prassi e teoria in teologia: riflessioni a partire dal pensiero di Christoph Theobald», Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione 26/54 (2023) 321-346.
[20] Cf. C. Theobald, Urgenze pastorali; Id., Trasmettere un Vangelo di libertà, EDB, Bologna 20222.
[21] Cf. Id. Il popolo ebbe sete: Lettera sul futuro del cristianesimo, EDB, Bologna 2021.
[22] Cfr. P. Bacq – C. Theobald (ed.), Une nouvelle chance pour l’Évangile: Vers une pastorale d’engendrement, Éditions de l’Atelier, Bruxelles 2006; P. Bacq – C. Theobald, Passeurs d’Évangile: Autour d’une pastorale d’engendrement, Éditions de l’Atelier, Bruxelles – Paris – Montréal 2008.
[23] Alcune delle sue riflessioni sono riportate in C. Theobald, Un concilio in incognito? Il sinodo, via di riconciliazione e creatività, EDB, Bologna 2024.
[24] Troviamo alcuni resoconti di queste esperienze in C. Theobald, Présences d’Évangile 1, Lire les Évangiles et l’Apocalypse avec l’Église d’Algérie et d’ailleurs, Éd. de l’Atelier/Éd. Ouvrières, Paris 2003; Id., Présences d’Évangile 2, Lire l’Évangile de Luc et les Actes des apôtres en Creuse et ailleurs, Éd. de l’Atelier/Éd. Ouvrières, Paris 2011.
[25] I. Seghedoni, «Il metodo: pensosamente pratici», in E. Biemmi (ed.), Il secondo annuncio. Generare e lasciar partire, EDB, Bologna 2014, 29-32.
[26] Oltre ai già citati Il cristianesimo come stile e Spirito di santità, occorre segnalare: C. Theobald, Lo stile della vita cristiana, Qiqajon, Magnano (BI) 2015; Id., Le courage de penser l’avenir: Etudes oecuméniques de théologie fondamentale et ecclésiologique (Cogitatio fidei 311), Éd. du Cerf, Paris 2021.
[27] Oltre al suo emblematico Cristianesimo come stile, il volume più completo per entrare nel pensiero theobaldiano è La fede nell’attuale contesto europeo.
[28] «Nella relazione tra Gesù e i suoi, questa autocomunicazione e questa “parola” di Dio sono un unico e identico evento. Dio ha detto tutto in questa rivelazione, poiché ha detto sé stesso: lui che, nel suo insondabile mistero, rende possibile la relazione tra Gesù e coloro ai quali il Figlio unico e Santo di Dio comunica ciò che suo Padre è in se stesso. […] Ora, quando tutto è stato detto o rivelato e nient’altro può essere detto o rivelato, il silenzio diviene il segno essenziale di Dio; silenzio divino che permette che i discepoli ascoltino Gesù (Mc 9,7s e par.), perché la “parola” di Dio ha assunto la carne in lui, e che lo ascolti chiunque per lasciarsi istruire dalla medesima “parola” che è già all’opera in colui che egli incontra (cf. 1Ts 2,13). […] L’epoca attuale fa scoprire la discrezione del silenzio di Dio, che rende possibile ogni tipo di posizione o atteggiamento dinanzi al mistero della vita; essa dà alla Bibbia lo statuto culturale di testo “rivelatore” e “ispirante”, rendendola accessibile a tutti, e rivela nell’atto di “fede” il suo carattere essenziale: la sua libertà, senza garanzia alcuna» C. Theobald, La recezione del Vaticano II, op.cit.,780 (corsivo dell’autore).
[29] Id., Penser la foi chrétienne, pro manuscripto, Parigi, Centre Sèvres, 2018, mia traduzione. Sul compito della teologia secondo il nostro autore si può consultare in italiano: C. Theobald, La lezione di teologia: Sfide dell’insegnamento nella postmodernità, EDB, Bologna 2015.
