Rivista N – 4 – Novembre 2025
Sara Accorsi[1]
Abstract
Le attività della Biblioteca Diocesana sono riprese con un settembre denso di progetti. Il Palazzo del Seminario, infatti, è stato scelto anche quest’anno come sede espositiva durante il Festival della Filosofia e la Biblioteca ha curato le relazioni con gli artisti del progetto presentato: Il dono.
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Valentina Zacchia Rondinini Tanari[1]
Abstract
Osservare la rapida evoluzione dell’editoria che si è occupata del rapporto tra donne, teologia, Chiesa e cristianesimo, come è possibile fare in biblioteca, è di aiuto a studenti e curiosi per farsi un’idea dei cambiamenti che hanno attraversato gli ultimi quarant’anni, nei quali si è progressivamente passati dall’importazione di testi internazionali di teologia femminista[2] a una produzione italiana e critica di alta caratura scientifica.
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Davide Moreno[1]
Abstract
L’integrazione dell’IA nella scuola non è un semplice aggiornamento tecnico, ma una trasformazione dell’ecosistema educativo che interpella categorie epistemologiche, etiche e relazionali. Muovendo dal dialogo tra la filosofia dell’informazione di Floridi e l’algoretica di Benanti, il contributo propone criteri per una governance educativa dell’IA orientata alla dignità informazionale, alla giustizia relazionale e al discernimento.
Ne deriva una proposta di umanesimo digitale cristiano che subordina la tecnologia alla promozione integrale della persona.
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Stefania Santoro[1]
Abstract
Siamo in quella che alcuni studiosi chiamano società post-narrativa in cui la narrazione come fattore fondante dell’esperienza umana cede lo spazio ad una sorta di storytelling narcisistico e autoreferenziale dove viene sempre meno l’esperienza comunitaria che il narrare presuppone. In questo contesto diventa urgente riscoprire spazi e strumenti in grado di ridestare quello che possiamo definire il proprium dell’umano: narrarsi. L’irc, data la sua natura dialogica e relazionale, si presenta come uno degli spazi privilegiati in cui questo può avvenire e l’utilizzo dell’albo illustrato, quella sorte di ponte che permette di tenere insieme parola e immagine, diventa un mezzo privilegiato per educare i bambini e le bambine alla scoperta di sé, degli altri, dell’Altro e al rispetto per il creato.
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Anna Laura Lucchi[1]
Abstract
Il 18 giugno 2015 viene resa pubblica la seconda lettera enciclica di papa Francesco dal titolo Laudato Si’. Sulla cura della casa comune (LS), con l’obiettivo di dare un contributo per affrontare con speranza la crisi ambientale e sociale in cui si trova immersa l’umanità. Come in ogni fase di cambiamento, risulta quanto mai urgente prendere sul serio e dare nuova forza soprattutto al compito educativo, evento fondamentale per la crescita e la rigenerazione della società. Il contributo mette in luce come il testo dell’enciclica sia estremamente ricco anche di suggestioni pedagogiche, in continuità con l’attenzione costante che il pontefice ha dedicato all’esperienza educativa e proporrà il dado della terra come strumento didattico per calare nella realtà scolastica il messaggio della LS.
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Stefano Golinelli[1]
Abstract
L’amore è una dimensione costitutiva dell’essere umano, fatto ad immagine e somiglianza di un Dio-comunione: per questo l’educazione all’affettività assume una rilevanza importante nell’IRC, specie nella fase della preadolescenza in cui, assieme alla costruzione della propria identità personale, lo studente inizia a porsi le prime domande sulle relazioni che vive. È importante, però, proporre un metodo integrale che, oltre all’analisi delle emozioni, valorizzi anche la dimensione conoscitiva e quella etica. L’utilizzo della narrazione come strategia pedagogica e del podcasting come tecnica didattica permette allo studente di esercitarsi su sentimenti ed emozioni, rivelandosi a sé e alla classe con una gradualità che non gli fa sentire il peso del giudizio del proprio vissuto.
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Giordana Cavicchi[1]
Abstract
La quotidianità spesso è fatta di cose talmente consuete da non apparire interessanti o degne di approfondimento ma piuttosto banali e scontate. Una di queste è il nome delle cose e delle persone. Questo breve contributo vuole suggerire solo alcune piste didattiche, molto semplici, sul tema del “nome”, che possono essere percorse a partire da bambini della scuola dell’infanzia fino a studenti che si avvicinano alla maturità.
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Marco Tibaldi[1]
Abstract
Una didattica efficace si fonda sulla capacità di suscitare domande nei propri interlocutori a partire dai testi che vengono presentati. In chiave interdisciplinare qui si propone una riflessione che analizza il fenomeno del mito e delle tragedie classiche, per mettere in evidenza le domande antropologiche di senso che essi implicano. In questo modo si crea un interessante ponte verso i temi e i temi posti dalla tradizione biblica.
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Lucia Campogrande[1]
Abstract
Lo studio intende considerare la questione della necessità di ricomporre la frattura di fede e ragione per una nuova sintesi di fede e cultura, tema al centro della metodologia e delle finalità degli ISSR, allo scopo di affrontare l’attuale emergenza educativa, accogliendo l’invito del Magistero della Chiesa, che indica alcune vie da percorrere. Una di queste vie è costituita da quella che Antonio Rosmini chiamava «carità intellettuale». Nella prospettiva auspicata di un allargamento della ragione ad una dimensione di libertà, si considera la figura di Rosmini il cui pensiero, ed in particolare il pensiero morale, metafisicamente fondato, è stato capace di rispondere alle sfide della sua epoca e può illuminare anche la nostra, con uno spirito di innovazione che, senza opporsi alla tradizione, manifesta un chiaro impegno nel rinnovamento della pensabilità del rapporto di fede e ragione.
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Matteo Pasqualone[1]
Abstract
Alla luce di una recente rivalutazione della disciplina della letteratura da parte della Chiesa, il seguente studio si preoccupa di indagare un possibile contributo che la letteratura può dare al sapere teologico, nella consapevolezza che tale rapporto non risulta sempre chiaro e univoco.
In un primo momento, allora, si analizzeranno alcuni interventi magisteriali in cui emerge un’attenzione particolare che la Chiesa dovrebbe avere verso la letteratura e le arti. In seguito, partendo dall’icona biblica di Gv 20,3-9, verranno evidenziate le reazioni dei personaggi davanti alla tomba vuota, laddove Pietro sarà la personificazione della teologia e Giovanni della letteratura. Infine si metteranno in luce i contributi che l’immaginazione (e quindi la letteratura) può dare alla teologia, educandola a uno sguardo che sappia penetrare meglio il mistero dell’umano.
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