Stefano Golinelli[1]
Abstract
L’amore è una dimensione costitutiva dell’essere umano, fatto ad immagine e somiglianza di un Dio-comunione: per questo l’educazione all’affettività assume una rilevanza importante nell’IRC, specie nella fase della preadolescenza in cui, assieme alla costruzione della propria identità personale, lo studente inizia a porsi le prime domande sulle relazioni che vive. È importante, però, proporre un metodo integrale che, oltre all’analisi delle emozioni, valorizzi anche la dimensione conoscitiva e quella etica. L’utilizzo della narrazione come strategia pedagogica e del podcasting come tecnica didattica permette allo studente di esercitarsi su sentimenti ed emozioni, rivelandosi a sé e alla classe con una gradualità che non gli fa sentire il peso del giudizio del proprio vissuto.
1. L’amore adolescente «non è una roba da ragazzi»
La preadolescenza è un mondo complesso in cui si abbandona progressivamente il corpo, la mente e la dimensione sociale del bambino per affrontare la difficile metamorfosi che introduce nell’adolescenza vera e propria, il cui compito specifico – secondo la ben nota teoria di Erikson – è superare la crisi di identità e la confusione di ruolo per giungere a definirsi come persona.[2] L’ottica cristiana ci insegna, però, che la persona è ben diversa dall’individuo, cioè da un essere singolare che solo in un secondo momento si pone in relazione con altri, perché dire “persona” significa parlare di un essere che è ontologicamente costituito dalla relazione, in quanto immagine e somiglianza del Dio trinitario. La dimensione affettiva è, dunque, fin da subito rilevante nell’ambito dell’educazione cristiana, ma riceve diverse sfumature a seconda delle fasce d’età e dello sviluppo dello studente che si ha davanti. Per quanto concerne l’educazione sessuale, strettamente collegata a quella affettiva, Papa Francesco afferma che essa «offre informazione, ma senza dimenticare che i bambini e i giovani non hanno raggiunto una maturità piena. L’informazione deve arrivare nel momento appropriato e in un modo adatto alla fase che vivono».[3]
Ma quali sono in modo più preciso i compiti evolutivi dell’adolescente? Questo deve rendersi progressivamente indipendente dalle figure genitoriali, mentalizzare il proprio sé corporeo, definire e formare la cornice assiologica che lo guiderà, nascere alla società attraverso il rapporto coi pari, saper vivere le relazioni, imparare a sentire le emozioni che lo abitano e proiettarsi nel futuro.[4] Per questo «l’amore a questa età non è una “roba da ragazzi”, è un processo trasformativo che traghetta dal mondo dell’infanzia a quello dell’adolescenza».[5] Il periodo della scuola secondaria di primo grado presenta ulteriori difficoltà, perché si è per così dire a metà del guado tra infanzia e adolescenza, e la fatica di definirsi, comprendersi e accettare la diversità in questa fase è una delle concause che a livello statistico provoca i casi più frequenti di bullismo e cyberbullismo.[6]
La bellissima enciclica sull’amore cristiano che Papa Benedetto XVI ci ha lasciato[7] può costituire una guida sicura per l’insegnante di Religione Cattolica che desideri affrontare le diverse sfumature dell’amore e adattarle alle esigenze della classe che si trova davanti, puntando a fondare la necessaria educazione alla sessualità su di una ancor più indispensabile cornice affettiva, che nella fascia 11-14 anni rappresenta il quotidiano terreno di crescita su cui si misurano gli slanci e i fallimenti, le gioie e le ferite dei nostri studenti. La distinzione e la definizione di philìa, amore di amicizia, èros, amore passionale, e agàpe, amore oblativo, consente infatti all’insegnante di catalogare il caos che nel web i nostri ragazzi e le nostre ragazze si trovano a dover gestire, tra serie tv, canzoni,podcast, videogiochi, film, fumetti… Imparare a nominare è così il primo passo per aiutarli a riconoscere quello che li abita e sostenerli, quindi, nel prendere decisioni buone per la loro vita. Ma questo non basta: infatti, se li si vuole far innamorare della profondità del concetto di “amore cristiano” in una coppia, è importante far vedere la reciprocità e la complementarità di queste tre dimensioni, che pur potendo esistere autonomamente, non possono essere però separate tra loro quando si decide di fare una scelta grande che lega autenticamente una persona ad un’altra. Questa tensione all’integralità porta ad aprirsi alla totalità dell’antropologia cristiana che anti-platonicamente non vede il corpo come tomba dell’anima e si apre poi ad un terzo livello, oltre a quello corporeo e psichico, quello dello spirito, come ci ricorda san Paolo in 1 Ts 5,23.
2. Tra pensiero narrativo e podcasting
Ogni insegnante che abbia provato ad introdurre in una classe di preadolescenti l’argomento “amore” si è trovato di fronte ad una situazione paradossale: da un lato la curiosità di voler capire quello che per loro comincia ad essere “il problema dei problemi” e dall’altro la frequente reticenza nell’esporsi con pareri personali. A questo si somma l’affastellarsi di conoscenze apprese in rete male e troppo presto da alcuni, insieme all’idealizzazione o all’astrazione delle tematiche di altri. Oltre alla chiarificazione concettuale dei temi in gioco, a cui concorre anche l’insegnante di Scienze, e alla comprensione delle emozioni e dei sentimenti che abitano i nostri studenti, diventa importante per loro imparare anche a fare piccole scelte per orientarsi nella vita. Senza dubbio le osservazioni di Piaget e di Kohlberg sullo sviluppo morale, pur con tutti i limiti dei loro approcci, possono sostenere l’insegnante nella comprensione degli stadi di sviluppo con cui si trova a dover operare.[8]
Particolarmente interessante nel secondo autore è poi l’utilizzo dei dilemmi morali, problemi etici in forma di narrazione in cui il protagonista, posto di fronte ad un bivio, deve scegliere come comportarsi in base ai suoi presupposti assiologici. Per un preadolescente, che sta vivendo il passaggio dal pensiero operativo a quello formale, avere un esempio che fa leva non sui concetti, ma sull’immaginazione e che lo coinvolge in prima persona a risolvere la situazione rappresenta una sfida interessante, tanto più che in questo modo si sente chiamato in causa a fare uso delle sue competenze, senza doversi esporre in prima persona con racconti personali. Per lui parlare di questo tipo di esperienze «può essere complicato, ma affidarle alla carta, sotto le sembianze di un racconto, le rende manifeste e dunque pensabili, quasi investite di un linguaggio metaforico e dunque condivisibili con gli altri che siano pari o che siano adulti».[9] D’altronde dopo gli studi di Bruner sul pensiero narrativo,[10] come particolare modalità di organizzare l’esperienza in alternativa al pensiero logico-scientifico, conosciamo quanto sia prezioso per ogni educatore avvalersi dell’arte del raccontare «che aiuta lo sviluppo cognitivo, affettivo ed etico-valoriale»[11] del bambino e dell’adolescente.
Recentemente anche Stefano Rossi, psicopedagogista scolastico e conferenziere, tra i massimi esperti di didattica cooperativa ed educazione emotiva, usa le storie come perno fondamentale del suo approccio educativo verso gli adolescenti: un modello che poggia inoltre su una solida base di conoscenze neuroscientifiche. Partendo dalla teoria del cervello tripartito di MacLean,[12] Rossi paragona a sua volta il cervello ad un veliero in cui il “piccolo timoniere” rappresenta il cervello cognitivo o neocorteccia, “le grandi vele” costituiscono il cervello emotivo, situato nel sistema limbico, mentre il “vecchio scafo” è il cervello di sopravvivenza o rettiliano. Poiché il cervello cognitivo in un adolescente è in fase di sviluppo, il metodo più adatto per creare un ponte empatico coi nostri studenti, consiste nel fare leva sul cervello emotivo, disinnescando le reazioni istintive di attacco, fuga o stallo del cervello di sopravvivenza, e supportando quindi il cervello cognitivo nel comprendere la situazione e ripartire con una scelta buona per la vita.[13]
Noi riteniamo, avendolo sperimentato nelle classi per diversi anni, che tutti questi modelli pedagogico-didattici possano trovare un grande alleato nell’uso dei podcast durante le lezioni che affrontano il tema dell’amore. In primo luogo avvalersi dei podcast significa «allenare la concentrazione sul qui e ora; sviluppare la coscienza di sé, della propria identità e il senso di autoefficacia, superando l’introversione. […] Se poi non si lavora in solitaria, ma in gruppo, si sommano anche le positive peculiarità del cooperare per un obiettivo condiviso».[14]
In secondo luogo l’educazione mediale attraverso la radio permette di educare la voce come strumento di conoscenza, cosa che è tipica di tutte le religioni quando la preghiera ritmica e cadenzata fa entrare in contatto con il divino: «Nella voce è coinvolta la respirazione e il nostro modo di entrare in contatto con il movimento primordiale della vita. […] La voce è lo strumento base attraverso il quale comunichiamo […]. Imparare a gestirla e a conoscerla permetterà a tutti di fare un ulteriore passo nella crescita umana».[15]
In terzo luogo apprendere a dialogare in un podcast permette di scoprire la dimensione costitutivamente comunicativa dell’uomo, che riceve le sue parole da quella Parola creatrice, che si è incarnata in Gesù, perfetto comunicatore: «Per mezzo della sua incarnazione, egli prese la somiglianza di coloro che avrebbero ricevuto il suo messaggio, espresso dalle parole e da tutta l’impostazione della sua vita».[16] Ma la comunicazione, cristianamente intesa, porta sempre alla comunione e alla donazione di sé, quindi all’amore agapico, che si sente responsabile dell’altro e lo lascia essere ed esprimersi in un dialogo in cui l’io ha davanti a sé un tu e mai un esso, secondo la definizione di Buber. Infine il podcast permette di creare storie attraverso le quali immedesimarsi con la fantasia in situazioni adolescenziali verosimili: attraverso la simulazione è quindi possibile sviluppare una competenza al problem solving dei dilemmi morali, mettendosi in gioco, senza sentirsi troppo esposti ai giudizi della classe, perché la storia non riguarda immediatamente un ricordo personale.
3. La proposta di un compito di realtà
“Consigli di cuore” è il compito di realtà che da alcuni anni abbiamo proposto al termine di un lungo percorso interdisciplinare di educazione all’affettività per le classi terze della scuola secondaria di primo grado.[17] Consiste nella realizzazione di un podcast da pubblicare sul blog della scuola, in cui ogni gruppo ha il compito di sviluppare una delle dieci trame narrative date dall’insegnante e fornire un consiglio relativamente al problema sentimentale che si prospetta.
Per prima cosa gli studenti dovranno scegliere la trama che trovano più congeniale per loro: la cornice narrativa è sempre corredata dal nome dei protagonisti e dalla loro età; il breve racconto è inoltre tripartito e presenta alcune informazioni riguardanti l’amore di amicizia, quello passionale e quello oblativo; uno di questi tre aspetti relazionali ha, però, una lacuna, generando così un dilemma morale. Ecco un esempio:
| Personaggi | Marco (14 anni) – Laura (14 anni) |
| Philia (sì) | Amano entrambi la musica e stanno lunghe ore a parlarne e a progettare di andare ad un concerto del loro cantante preferito. |
| Eros (sì) | I due sono attratti l’uno dall’altra per aspetto fisico e per carattere: lui socievole, lei più chiusa si completano a vicenda. |
| Agape (no) | Lui vorrebbe avere però del tempo libero per suonare nella sua band. Lei gli chiede spesso di rinunciare qualche volta per poter stare insieme nel weekend e conoscere i propri amici. |
Il gruppo di lavoro dovrà quindi costruire un dialogo tra l’ipotetico dj di un’emittente radiofonica per la rubrica “Consigli di cuore” e un ascoltatore che telefona per ricevere un aiuto. Al consiglio finale è possibile aggiungere una seconda telefonata in cui l’ascoltatore racconta quali sono stati i risultati e gli effetti del consiglio.
I programmi che si possono usare vanno dal classico Audacity, ottimo per il montaggio audio, a Spreaker o Bandlab, che caricano il file audio già on line, ma è possibile anche montare un file audio, precedentemente modificato, sul modello video di Canva, creare una copertina con il titolo che rimane fissa per tutta la durata della registrazione e salvare il file in formato video mp4. Alcuni gruppi anzi, dopo aver corredato la registrazione radiofonica di un intro e un outro musicali, aver aggiunto una colonna sonora di sottofondo con effetti sonori come applausi e risate, commentano anche visivamente la registrazione con immagini o con avatar digitali, che simulano la conversazione radiofonica.[18]
Oltre alla collaborazione con l’insegnante di Scienze e la psicologa della scuola per la parte più formativa, sono intervenuti attivamente nella realizzazione del prodotto digitale il docente di Italiano, per la parte testuale del dialogo, e quello di musica, per gli aspetti legati al montaggio audio.
[1] Docente di Religione Cattolica nella scuola secondaria di primo grado “Dante Alighieri” di Cavezzo e in quella dell’I. C. 2 di Ravarino (Mo).
[2] Cfr. L. Camaioni – P. Di Blasio, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna 2007, 264-268. Per approfondire cfr. anche E. H. Erikson, Gioventù e crisi di identità, Armando, Roma 1974; J. E. MARCIA, «Development and validation of ego-identity status», in Journal of Personality and Social Psychology 3, 551-558.
[3] Franciscus, Amoris laetitia. Adhortatio apostolica post-synodalis de amore in familia, 19 marzo 2016, n. 281. Versione italiana, Amoris laetitia. Esortazione apostolica sull’amore nella famiglia, LEV – San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2016.
[4] Cfr. F. Mittino – L. Cima, Amore adolescente. Come amano i ragazzi d’oggi, BUR, Milano 2022, 22-24.
[5] Ivi, 37.
[6] Cfr. per esempio l’indagine svolta da HBSC nel 2022: https://www.epicentro.iss.it/hbsc/indagine-2022-bullismo.
[7] Benedictus XVI, Deus caritas est. Litterae encyclicae de cristiano amore, 25 dicembre 2005.
[8] Cfr. L. Camaioni – P. Di Blasio, Psicologia dello sviluppo, 175-184. Cfr. J. Piaget, Il giudizio morale nel fanciullo, Giunti-Barbera, Firenze 1972. Cfr. L. Kohlberg, Stage and sequence: The cognitive-developmental-approach to socialization, in D. A. Goslin (a cura di), Handbook of socialization theory and research, Rand-McNally, Chicago, Ill. 1969.
[9] A. Montesano – P. Logruosso, Ma il cielo è sempre più rock. Impronte di Dio nella musica degli adolescenti, San Paolo, Cinisello Balsamo 2022, 129.
[10] Cfr. J. S. Bruner, La mente a più dimensioni, Laterza, Roma-Bari, 1988.
[11] A. Lagreca, La narrazione come processo di facilitazione del sapere, 17 aprile 2017, https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=89531, consultato il 23/02/2025.
[12] Cfr. P. D. MacLean, Evoluzione del cervello e comportamento umano, Einaudi, Torino 1984.
[13] Cfr. S. Rossi, Mio figlio è un casino. Sopravvivere alle tempeste emotive e crescerlo resiliente, Feltrinelli, Milano 2022, in modo particolare i cc. 5 e 6.
[14] M. Piva, ed., Educazione mediale per la scuola primaria. Fotografia, fumetto, animazione e podcast, Dino Audino, Roma 2021, 113.
[15] M. De Carolis – D. Lomma, EducArti. Percorsi per ragazzi e adolescenti con arti e media, Paoline, Cinisello Balsamo 2017, 123-124.
[16] Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, Communio et progressio, n. 11, cit. in C.E.I., Comunicazione e missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, LEV, Città del Vaticano 2004.
[17] Cfr. per esempio https://icgiacomomasi.blogspot.com/2023/02/radio-cavezzo-30.html.
[18] I link ai programmi che si possono usare gratuitamente, o scaricandoli o direttamente on line, sono: https://www.audacityteam.org; https://www.spreaker.com; https://www.bandlab.com; https://www.canva.com; https://pixabay.com.
